Come per tanti oggetti di uso comune, anche per finestre ed infissi si ha l’impressione che questo genere di cose esista “da sempre”. Fermandosi un attimo a riflettere può capitare però di realizzare che è impossibile che sia così e chiedersi quindi quale sia la loro storia.
Per addentrarci in un breve excursus storico è necessario dire che fino all’epoca romana le aperture nelle pareti erano prevalentemente lasciate aperte. Gli antichi egizi, ad esempio, infatti conoscevano la tecnica di produzione del vetro ma lasciavano liberi i buchi nelle pareti, coprendoli al massimo con teli e stoffe. La loro funzione era ovviamente quella di ogni finestra: favorire il ricambio di aria e l’ingresso della luce.
Solo i romani, appunto, come mostrano i reperti storici e le prove documentali, iniziarono ad utilizzare il vetro. In particolare la tecnica medioorientale della soffiatura rappresentò un punto di svolta per avere vetrate più sottili e versatili. I materiali utilizzati per i telai potevano essere legno, ferro, marmo oppure terracotta. Soltanto le persone più ricche potevano permettersi il bronzo.
Nel Medioevo, tuttavia, la necessità di costruire edifici molto ben difendibili, rimpicciolirono le dimensioni delle finestre, ridotte molto spesso a piccole fessure nella muratura. Chissà se è anche per questa ragione che quell’epoca storica si guadagnò il nome di “secoli bui”.
L’epoca gotica però portò una ventata di colorata novità da questo punto di vista. Basta pensare in ambito religioso a rosoni e finestre con le più variopinte decorazioni, utilizzando la tecnica della legatura a piombo. È in questo momento che possiamo collocare la vera e propria nascita dei serramenti, nel senso che si iniziarono ad usare telai di metallo per contenere i vetri che venivano montati su strutture incastonate nella muratura. Tutto questo poteva venire corredato da oscuranti in legno.
Nel Rinascimento era ancora la classe sociale a fare la differenza: i palazzi dei ricchi e dei nobili presentavano ampie finestre, mentre i più poveri spesso chiudevano le aperture sul muro con assi di legno. In quest’epoca si diffonde poi l’uso della finestra a due ante.
Grazie alle Rivoluzioni industriali e al progresso delle tecniche costruttive dell’800, le finestrature poterono diventare sempre più ampie. Il ferro si diffuse per i serramenti da collocare nelle costruzioni non destinate a scopi abitativi, mentre l’edilizia residenziale continuò a prediligere il legno.
All’inizio del XX secolo fa il suo ingresso sulla scena l’architetto Le Corbusier, uno padri dell’architettura moderna che introduce l’uso di grandi finestre, dal profilo minimo o completamente di vetro, fatte per essere montate sulle strutture più leggere in calcestruzzo, con la funzione principale di illuminare gli ambienti. Sono le cosiddette “finestre a nastro”, elementi continui dal grande impatto estetico, che spesso occupano buona parte delle facciate degli edifici.
In sostanza, non dovendo più fare parte della struttura portante, alle finestre può essere concessa maggiore libertà di collocazione e dimensione. Ovviamente, nel caso in cui questi moduli di finestre non possano essere aperti, le necessità di climatizzazione devono essere affidate interamente a impianti appositamente concepiti a questo scopo.
Nella seconda metà degli anni ‘50 del ‘900 poi, l’alluminio si unisce al ventaglio dei materiali a disposizione per questi scopi, risultando molto spesso la scelta migliore per efficienza e affidabilità. Non è raro infatti, che nel corso della storia i serramenti dei palazzi più importanti siano stati sostituiti nel corso del tempo con quelli di questo materiale: è il caso per esempio del celeberrimo Empire State Building di New York.
Il PVC è infine l’ultimo materiale introdotto sul mercato per infissi e serramenti. Nel periodo contemporaneo, inoltre, l’uso di materiali misti ha iniziato a diffondersi in ambito residenziale e non solo.
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